Archivio Mensile: marzo 2011

Il ritorno dell'incubo.

60 anni. Questo è il tempo della convivenza tra nucleare e Giappone, un’amicizia, una simbiosi mai intaccata da nulla e che ha sicuramente contribuito a portare questa potenza economica sul podio mondiale.

Ma come tutte le cose hanno un inizio e una fine, la fine per l’avventura nucleare giapponese di avvicina, molto più che di corsa. Personalmente non posso ricordare Cernobyl,  la maggior parte delle nuove generazioni non sanno cosa vuol dire “Fusione del nocciolo” e soprattutto non sanno associarlo a “Fine di tutto”. E la cosa preoccupante è che molto probabilmente lo proveranno sulla loro pelle.

Seconda esplosione del 3° reattore.

Giappone, centrale di Fukushima. 2 reattori su 3 sono in continua esplosione (il terzo ha subito la terza esplosione in 5 giorni), il quarto si è incendiato e nel secondo c’è alto rischio di fusione del nocciolo. Nube radioattive escono continuamente dai rivestimenti ormai divelti, costringendo l’evacuazione in un arco di 20-30 Km intorno alla centrale. Ma la preoccupazione più grande, ovviamente, è la fusione parziale o totale del nocciolo, in quanto materiali radioattivi e rivestimenti nocivi potrebbero liberarsi nell’aria. E allora il raggio pericoloso di estenderebbe di altri 100 Km. In condizioni meteo sfavorevoli per la diffusione, rendetevi conto.

Ma allora la domanda sorge spontanea: ma se gli altri stati europei stanno iniziando a bloccare e smantellare le loro centrali, CHE SENSO HA INIZIARE, ADESSO, A COSTRUIRNE IN ITALIA? Mentre tutti imparano dai propri errori e da quelli degli altri, noi gli andiamo incontro, a braccia aperte.

Follia.


La resa dei conti

Uno si chiede perché, per far si che delle notizie di vitale importanza vengano messe in risalto, bisogna farle pubblicare, esaltare e allo stesso tempo condannare il megafono da cui provengono? Wikileaks colpisce ancora, aggiustando la mira sulla risorsa più sopravvalutata del pianeta: il petrolio. E non si parla di “scoop dell’ultim’ora” o di “notizie flash”, perché già nel 2007  erano stati svelati: gli serviva solo una pista di lancio.

Come già accennato, nel 2007 Mr. Sadad Al-Husseini, ex responsabile della produzione petrolifera presso la saudita Aramco, ritirandosi in pensione dal suo ruolo, decise di svelare al mondo la reale e non manifestata quantità di petrolio delle compagnie Saudite e OPEC,  e scriveva:

Le riserve provate sono gonfiate con 300 miliardi di barili di risorse puramente speculative, principalmente nei Paesi OPEC. (Il petrolio) ci sta dicendo qualcosa. Dovremmo ascoltare quello che ci dicono i numeri, non quello che dicono i politici… Non si tratta solo di economia, puoi aumentare i prezzi ma non necessariamente alzare la produzione. Le riserve sono confuse e di fatto gonfiate. Molte delle cosidddette riserve sono solo risorse. Non sono state delineate, non sono accessibili, non sono insomma disponibili per la produzione.

Questo vorrebbe dire che un buon 40% delle risorse di oro nero non esisterebbe, e che siamo comunque quasi al capolinea di una lunga e ormai vecchia maratona. Che fare? Passare subito ad energie alternative, nuove magari, per non ripiombare in un inferno di carbone; e in fretta. La fine di una materia prima non era mai accaduta, e potrebbe far crollare l’intera economia mondiale, in quanto nessuno stato è autosufficiente, o almeno in grado, di reggere al cedimento della colonna portante della combustione.

Fine del petrolio? Mondo nel caos. Ma se a questo mondo per rinnovarsi bisogna prima autodistruggersi, ben venga.

 


Lo tsunami si abbatte sulla costa del Giappone

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Ancora convinti che il cambiamento climatico sia tutta un’invenzione dei comunisti?


Onorevoli facce di bronzo

In un Paese civile una lettera del calibro di quella inviata dai capigruppo alla Camera della maggioranza – gli ottimi Cicchitto, Reguzzoni e Sardelli – all’ufficio di presidenza di Montecitorio sarebbe stata accolta con una fragorosa risata. Subito accompagnata da una sonora pernacchia. Ma l’Italia, si sa, di civile non ha più nulla. Così tocca non solo sorbirci le boiate sesquipedali di certi imbecilli, ma anche dover perdere tempo per smentirle. Infatti chi lo dovrebbe fare, cioè l’informazione, pensa a tutto fuorché a fare informazione. Col risultato che tre parlamentari analfabeti possono permettersi di sproloquiare in santa pace, mettendo anche per iscritto e firmando le proprie cretinate deliranti, senza correre il rischio di essere trattati come meritano. Cioè di essere messi in ridicolo davanti all’opinione pubblica e costretti a nascondersi per la vergogna. Perché certe cose, prima ancora che di dirle, bisognerebbe vergognarsi anche solo di pensarle. Questo però – s’intende – vale solo per le persone che abbiano ancora almeno un residuo di dignità. Cosa che ovviamente non riguarda i deputati di Pdl e Lega (figurarsi i “Responsabili”…), costretti, calzoni alle ginocchia, ad indossare ingombranti maschere di bronzo per poter sostenere certe tesi stravaganti senza dover rinunciare definitivamente a guardarsi allo specchio.

A parere di questi tre eminenti giuristi, in seguito alla decisione del Gip di Milano di accogliere la richiesta della Procura per il giudizio immediato del Privato Corruttore in merito al caso-Ruby, la Camera dei deputati avrebbe il dovere “accertare la sussistenza delle condizioni per sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri davanti alla Corte Costituzionale a tutela delle prerogative della Camera”. Questo perché “all’Organismo parlamentare non può essere sottratta una propria autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria”, un potere garantitole “dall’Articolo 96 della Costituzione”. Peccato che l’articolo 96 dica tutt’altro. E cioè che “il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”. Tradotto: la competenza è del Tribunale dei ministri se e solo se i reati a loro contestati sono connessi all’“esercizio delle loro funzioni”. E stabilire la natura di un reato spetta ai giudici, non certo ai parlamentari. Come del resto ha ribadito la Cassazione lo scorso 3 marzo. Ma questo i poveretti non lo sanno. Come probabilmente non lo sapevano i 315 deputati che hanno votato, senza nemmeno arrossire per l’imbarazzo, lo spiritoso testo presentato dall’On. ( si fa per dire) Avv. Paniz, col quale la Camera, rispondendo alla richiesta della Procura di Milano per poter perquisire gli uffici del rag. Spinelli (beneficiario di un turboscudo immunitario “da contagio”, in quanto dipendente del premier), decretava il rinvio al mittente degli atti processuali. Perché? Perché “la competenza è del Tribunale dei ministri”. Come ha sintetizzato tagliente Travaglio, “la Procura chiede ‘Che ora è?’ e la Camera risponde ‘Piove’”. E, oltretutto, c’è il sole. Perché, fino a prova contraria, concutere i questurini perché liberino una prostituta non rientra fra le prerogative del premier.

La tesi sostenuta dal rampante azzeccagarbugli bellunese è che Berlusconi avrebbe telefonato alla Questura per “la tutela dei rapporti internazionali” perché davvero credeva che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Roba da teatro dell’assurdo. Eppure  il pover’uomo ha trovato altri 314 infelici disposti a bersela. Dalla qual cosa si deduce che o i deputati della maggioranza hanno votato un testo ridicolo senza credere a una sola virgola del documento, ma solo per salvare il Capo dall’ennesimo processo; oppure reputano il presidente del Consiglio il peggiore fra gli stupidi, tanto da poter credere che una puttana (pardon, escort), per giunta marocchina, potesse essere la nipote di Mubarak. Quale delle due è peggio? In più, “la tutela dei rapporti internazionali”, è funzione che spetta al ministro degli Esteri e non al presidente del Consiglio (la riprova dell’inutilità di Frattini). Dunque la scusa del reato funzionale si rivela per quella che è: una bufala.

Ma anche ammesso che questa storiella fosse vera, comunque la votazione della Camera non potrebbe in alcun modo condizionare l’azione dell’Autorità giudiziaria. Non c’è bisogno di scomodare Montesquieu per ricordare la necessità della separazione dei poteri, pilastro delle democrazie liberali. E il potere giudiziario, come sanno anche i bambini, spetta non al Parlamento ma alla magistratura. Non si capisce quindi a quale titolo gli Onorevoli facce di bronzo si permettano il lusso di denunciare “una interpretazione scorretta della disciplina vigente” , “l’assoluta infondatezza ed illogicità dei capi di imputazione” e la “superficialità” dei magistrati milanesi, dato che non compete ai deputati valutare l’operato dei giudici né, tantomeno, stabilire la solidità o l’infondatezza degli impianti accusatori.  Insomma, la Camera, mentre invade l’ambito del potere giudiziario, lo accusa di “impedire alla Camera l’esercizio delle sue prerogative costituzionali”. Roba che, in un Paese normale, farebbe arrossire il più sfacciato dei ciarlatani. Non in Italia, dove l’informazione si limita a riportare fedelmente e pedissequamente ogni minimo sussurro, ogni minima esternazione del più infimo dei cani di regime, senza nemmeno prendersi la briga di verificarne l’attendibilità e la fondatezza. E, nel caso, di smentire.

Verrebbe da chiedersi, ad esempio, come mai i valenti opinionisti del Corriere (quelli che Montanelli chiamava con disprezzo “i sedicenti liberaloni”), sempre sull’attenti quando si tratta di rimproverare le presunte (e mai dimostrate) “invasioni di campo” della magistratura, non spendano un rigo di commento per denunciare la falsità e la gravità di affermazioni di questo tipo. Il problema è che, a farsi delle domande, si finisce spesso col darsi anche delle risposte.


Nucleare si, nucleare no.

Di questi tempi si sono scontrate le varie fazioni pro e contro il rientro in campo dell’energia nucleare in Italia, abolita dal referendum dal 1987 dopo gli incidenti avvenuti in quegli stessi anni, come per esempio ?ernobyl’.

Il nuovo Governo ha riesumato la questione, mandando via etere uno spot alquanto fuorviante e di parte, anche se teso ipoteticamente “all’imparzialità” e a far sviluppare un’idea alla massa.

Ma quali sono i veri vantaggi del nucleare, nell’era delle rinnovabili?

Vediamo di fare un confronto con l’energia rinnovabile per eccellenza, il solare:

  • Una centrale nucleare non emette CO2
    Le centrali nucleari non producono anidride carbonica ed ossidi di azoto e di zolfo, le cosiddette “polveri sottili”, principali cause del buco nell’ozono e dell’effetto serra; una centrale fotovoltaica non produce nessun tipo di fumo o vapore.
  • Vantaggio nella bilancia dei pagamenti
    La produzione di energia dal nucleare riduce l’importazione di petrolio e la dipendenza delle economie dal petrolio. La copertura del fabbisogno energetico interno tramite il nucleare riduce la possibilità degli shock esterni sull’economia e consente ai governi un minore carico di spesa sulla bilancia dei pagamenti con l’estero. Il tutto si traduce in una maggiore stabilità del sistema economico nazionale; la produzione di energia derivante dal sole consentirebbe di ridurre a zero la dipendenza dal petrolio e da qualunque carburante. L’indipendenza energetica permetterebbe non solo di stabilizzare e fortificare la propria economia, ma anche di trovare un nuovo modo di fare profitto, passando da acquirenti a venditori di energia nel continente.
  • Maggiore stabilità politica
    Le principali riserve petrolifere sono concentrate in pochi paesi ad elevata instabilità politica (Medio Oriente) che rischia di trasmettersi anche nei paesi fortemente dipendenti dall’import del petrolio. L’uso del nucleare riduce la dipendenza occidentale dal petrolio mediorientale; poche parole: il Sole ce l’hanno tutti.

Sicuri che convenga il nucleare? Ed abbiamo evidenziato solo gli aspetti positivi, non contando le scorie che decadono in parecchie centinaia di migliaia di anni, il rischio di incidente e terrorismo, il problema del luogo di costruzione della centrale e dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi.

E tu, da che parte stai?

 

 


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