Uno si chiede perché, per far si che delle notizie di vitale importanza vengano messe in risalto, bisogna farle pubblicare, esaltare e allo stesso tempo condannare il megafono da cui provengono? Wikileaks colpisce ancora, aggiustando la mira sulla risorsa più sopravvalutata del pianeta: il petrolio. E non si parla di “scoop dell’ultim’ora” o di “notizie flash”, perché già nel 2007 erano stati svelati: gli serviva solo una pista di lancio.
Come già accennato, nel 2007 Mr. Sadad Al-Husseini, ex responsabile della produzione petrolifera presso la saudita Aramco, ritirandosi in pensione dal suo ruolo, decise di svelare al mondo la reale e non manifestata quantità di petrolio delle compagnie Saudite e OPEC, e scriveva:
Le riserve provate sono gonfiate con 300 miliardi di barili di risorse puramente speculative, principalmente nei Paesi OPEC. (Il petrolio) ci sta dicendo qualcosa. Dovremmo ascoltare quello che ci dicono i numeri, non quello che dicono i politici… Non si tratta solo di economia, puoi aumentare i prezzi ma non necessariamente alzare la produzione. Le riserve sono confuse e di fatto gonfiate. Molte delle cosidddette riserve sono solo risorse. Non sono state delineate, non sono accessibili, non sono insomma disponibili per la produzione.
Questo vorrebbe dire che un buon 40% delle risorse di oro nero non esisterebbe, e che siamo comunque quasi al capolinea di una lunga e ormai vecchia maratona. Che fare? Passare subito ad energie alternative, nuove magari, per non ripiombare in un inferno di carbone; e in fretta. La fine di una materia prima non era mai accaduta, e potrebbe far crollare l’intera economia mondiale, in quanto nessuno stato è autosufficiente, o almeno in grado, di reggere al cedimento della colonna portante della combustione.

Fine del petrolio? Mondo nel caos. Ma se a questo mondo per rinnovarsi bisogna prima autodistruggersi, ben venga.