Il ritorno dell'incubo.

60 anni. Questo è il tempo della convivenza tra nucleare e Giappone, un’amicizia, una simbiosi mai intaccata da nulla e che ha sicuramente contribuito a portare questa potenza economica sul podio mondiale.

Ma come tutte le cose hanno un inizio e una fine, la fine per l’avventura nucleare giapponese di avvicina, molto più che di corsa. Personalmente non posso ricordare Cernobyl,  la maggior parte delle nuove generazioni non sanno cosa vuol dire “Fusione del nocciolo” e soprattutto non sanno associarlo a “Fine di tutto”. E la cosa preoccupante è che molto probabilmente lo proveranno sulla loro pelle.

Seconda esplosione del 3° reattore.

Giappone, centrale di Fukushima. 2 reattori su 3 sono in continua esplosione (il terzo ha subito la terza esplosione in 5 giorni), il quarto si è incendiato e nel secondo c’è alto rischio di fusione del nocciolo. Nube radioattive escono continuamente dai rivestimenti ormai divelti, costringendo l’evacuazione in un arco di 20-30 Km intorno alla centrale. Ma la preoccupazione più grande, ovviamente, è la fusione parziale o totale del nocciolo, in quanto materiali radioattivi e rivestimenti nocivi potrebbero liberarsi nell’aria. E allora il raggio pericoloso di estenderebbe di altri 100 Km. In condizioni meteo sfavorevoli per la diffusione, rendetevi conto.

Ma allora la domanda sorge spontanea: ma se gli altri stati europei stanno iniziando a bloccare e smantellare le loro centrali, CHE SENSO HA INIZIARE, ADESSO, A COSTRUIRNE IN ITALIA? Mentre tutti imparano dai propri errori e da quelli degli altri, noi gli andiamo incontro, a braccia aperte.

Follia.


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